Il reggiseno trasformabile e altre amenità
Voglio per immensa magnanimità rendervi partecipi e mettervi a conoscenza di uno dei ritrovati più sconvolgenti, più innovativi, più futuristicistici del panorama commerciale industriale imprenditoriale e finanziario italiano: il reggiseno trasformabile.
Come oramai tutti sapete la Nutria si sposa. Solo che la sua non sarà una di quelle feste normali,a cui sono abituate le fashion girlsssssssssssss: una di quelle feste, per intenderci, in cui si finisce a cantare tutti insieme amabilmente verso la sposa: "Faccela vedè, faccela tocca'' Naaaaaaaaaaaa. Poichè, ha detto la Nutria, "Mi sposo una sola volta nella vita", ha messo in piedi un matrimonio che manco Briatore.
Ha dettato un papiere di leggi e regole che vanno dal colore dei pistilli dei fiori in chiesa che deve essere lo stesso di quello di tacchi delle scarpe, alla disposizion dei tavoli che devono risultare un cuore se visti provendendo da sinistra, un geco australiano se osservati dall'alto, Ignazio La Russa se visti da ua prospettiva di destra. Ma soprattutto, la Nutria ha imposto alle fashion girlsssssssss il comma 3 dell'art. 1242 della Costituzione sul mio matrimonio: vestito rigorosamente in lungo.
Le fashion girls sono piombate nel panico. Il due maggio, a un mese dal matrimonio, avevano già messo a ferro e a fuoco tutti i negozi di abbigliamento della città. Poi, però, c'era il problema degli accessori. E vai, e prova, e presta di qua, e ruba lo scialle alla nonna, e chiedi gli orecchini alla vicina, e riesuma un vecchio paio di scarpe di una prozia, insomma, è stato un mese febbrile e intenso.
La sottoscritta cioè io cioè MrsOlga, vuoi per grave stato di indigenza economica vuoi per idiosincrasia verso ogni forma di shopping, vuoi per non tradire il dettame: "Fai domani quello che puoi fare oggi", fino a un paio di giorni fa non aveva uno straccio di abituccio lungo.
Non ho mai capito per quale recondito mistero dell'animo umano se io non ha ansie c'è sempre qualcunaltro che ce le ha al posto mio, e quest'ansia che non è originata da me deve trasmigrare da lui a me cosìcché io abbia un'ansia che riguarda me ma è indotta da un corpo diverso dal mio.......Vabbé, insomma le fashion girlsssssss sono entrate in stato di agitazione da menopausa per la questione del mio vestito mancante. Era tutta un telefonarsi, un "oooohhh, ohhhhh, non ha ancora il vestito", un farsi segni della croce, un prestarsi per accompagnarmi.
A quel punto, sfiancata dalla situazione, sono andata a comprarmi sto cacchio di vestito in lungo. Ho puntato un solo negozio, quello che c'era c'era. Dopo una ventina di minuti di prove di abiti da mogolfiera o meringa, ho trovato quello che faceva al caso mio: una specie di sottoveste lunga, semplice, con una scollatura all'americana. Gli astanti, che nel frattempo avevano formato una folla di spettatori e, a seconda dei gusti, annuivano o facevano segni di vomito, si esibirono in una ola da stadio.
Tornata a casa trionfante con il mio vestito costato quanto un week end a Capri, ho accuratamente riposto la reliquia nell'armadio. Passavano i giorni e dentro di me, però, qualcosa non mi convinceva. C'era una specie di tarlo, qualcosa che non tornava. Poi, d'un tratto, l'illuminazione: porcapaletta in cariola, IL REGGISENO!!
L'abito era scollato davanti e dietro, andava senza salvatette. E senza sarebbe stata l'apocalisse, la fine di tutto. Il vestito non ce l'avrebbe fatta a tenere su l'ambaradan, lo sapevo, e la legge di gravità si sarebbe finalmente ripresa la rivincita sul wonder bra. Già immaginavo scenari catastrofici, quando mi venne in mente che una volta da qualche parte avevo letto di un reggiseno in grado di stare su da solo, in base a delle leggi archimediche sconosciute.
Mi precipitai in un negozio di lingerie: trafelata, in evidente stato di agitazione, farfugliai alla ragazza del bancone l'annosa questione. Quella mi fissò negli occhi, poi senza dire parola si guardò intorno come a voler celare un segreto, e tirò fuori da un cassetto una Cosa che chiamarla reggiseno ci vuole coraggio. Con fare esoterico sibilò: "Segua le istruzioni", e mi rifilò un manuale da 130 pagine.
Alquanto scettica, tornata a casa tirai fuori la Cosa e cominciai a sfogliare il manuale. Il titolo era: "Il reggiseno trasformabile". Cominciai a armeggiare sulla Cosa. La Cosa era un insieme di lacci, laccetti, fili, ganci, carrucole, moschettoni. E tira di qua, e fai passare sotto, e aggancia di là, e fai un nodo su e chiudi giù, dopo 2 ore e un quarto tempo montaggio Ikea avevo assestato la Cosa su di me. Dunque, cercherò di essere chiara nell'esposizione: la Cosa era così costituita: due coppe normali, e fin qui. Da lì dipartivano lateralmente due laccetti che si agganciavano all'ascella e poi scendevano appuntandosi sull'osso sacro. Ogni asperità del corpo era sfrurìttata come aggancio. Questi lacci facevano 3 giri attorno alla vita per poi avvinghiarsi sull'inguine e finire con un bel nodo altezza polpaccio. Tutto chiaro???
Non importa, anch'io faccio fatica, ma oggi ripasso. Comunque l'effetto è che il reggiseno si tiene su senza che si veda. O meglio, dietro la schiena non si vede niente, ma il reggiseno trasformabile e i suoi lacci emostatici ti trasformano in un insaccato.
Comunque, il reggiseno trasformabile è una Cosa geniale. Diciotto posizioni, tutte diverse. Manco il Kamasutra.




