Quando si dice una vacanza da paura
Dunque, diciamolo subito: la vacanza è andata bene: le meduse che imperversavano colpendo chiunque a casaccio con il loro liquido urticante a distanza, mi hanno schifato, ho rimorchiato un surfista metà vichingo metà palermitano dall'occhio a triglia, il capello biondo e fluente e dimistichezza con la grammatica italiana quanto una filippina dislessica, e sono dimagrita etti: 0,43 periodico.
Eviterò di dilungarmi sui particolari, per senso di umanità in particolar modo verso chi ha passato le vacanze con il fidanzato in piena versione carapuccipuccicomemirilassoconte: canotta, sandalo crucco con unghia del piede ad artiglio alla Cher, pelo arricciato con grumi di salsedine incorporati, materassino giallo vomito comprato con Gente, sesso il week end uno sì uno no per non sfasare i ritmi.
Eviterò di raccontarvi che il vichingo in questione era uno che sopra la sua pancia ci potevi giocare a dama, che aveva una villa che Villa Certosa in confronto è un bungalow e che cavalcava al tramonto su un cavallo bianco (vabbè, questa me la so' inventata, però cavalcava).
Ma una cosa non posso esimermi dal raccontare: il primo giorno a Pantelleria.
Dunque, partenza alle setteecinquanta, sveglia alle sei, che già per me è un trauma che l'unica volta che mi sono alzata a quell'ora era durante il terremoto dell'86, ma mi sono svegliata solo per rotolarmi dal piano superiore del letto a castello a quello inferiore, che almeno non si muoveva come il tagatà.
Avendo chiuso ermeticamente la valigia con immani fatiche dopo ripetuti carpiati per schiacciarla a dovere, mi accorgo di non avere più uno straccio da mettermi per la partenza. Compro da una bancarella al volo un vestino per la modica cifra di 3 dico 3 euro, così composto: tubino con scollo all'americana taglia 38, gonna a palloncino taglia 46. Il tutto guarnito da ricami con fiorellini pesca e pizzo a gogò. Ovviamente il tutto di plexigas riciclato. Per dare il tocco di grazia, indosso un cappello di paglia. Vestita come Rossella O'Hara prendo posto in aereo vicino alla lollo (in versione festa a Ibiza con minigonna, scarpe alla schiava e maglietta con brillantini con su scritto "I'm cool. And you?").
La Lollo è in evidente stato di agitazione. Suda freddo, sorride spasmodicamente a chiunque, tamburella cone le dita sulla testa di quello davanti, che sembra gradire. La cosa è sospetta. Appena l'aereo decolla, comincia ad ansiamare e sbavare tipo San Bernardo a Copa Cabana il 15 di agosto, grattugia con le unghie metà sedile e scava con i piedi. Ma quando sia attorciglia i capelli con un filo interdentale, capisco che la cosa è grave. La lollo e il capello liscio sono la stessa cosa. Sono due equazioni. La Lollo può accettare qualsiasi sopruso, qualunque ingiustizia universale si riversi sulla sua persona, ma non le scompigliate il capello liscio che diventa peggio di Alvaro Vitali.
La crisi di panico dura per due ore. Due ore d'incubo durante la quale la Lollo rimane avvinghiata su di me esternando le sue fobie a tutti i presenti urlando a ruota libera: "Oddio, si è rotto il motore!!!!!" "Moriremo tutti!!!!!!!!!!!!!" "L'hostess è una troia!!!!!!!!!!!!!" e così via via degenerando nel delirio e nel turpiloquio sempre più.
Provo a tranquillizzarla, spiegandole che in fondo se anche fosse prima o poi si deve morire in qualche modo, e che anzi nella classifica delle morti quella sull'aereo non è mica messa maluccio, dopo:
- essere segati, fatti a pezzi e messi nel congelatore di un ristorante cinese
- rimanere impigliati a una porta del 73 notturno ed essere trascinati per tutta via Tuscolana perdendo qua e là brandelli di ossa e carne
- morire soffocati da un'alga di Wanna Marchi
Nonostante la buona volontà, i miei tentativi di tranquillizzarla non sortiscono l'effetto sperato. Per fortuna il viaggio dura poco.
Ma il peggio doveva ancora venire...E la paura, quella vera, ci attendeva sulla soglia...
Continua...
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