Il pesce e la moffetta
MrsOlga ha un pesce nero. Si chiama Armando.
A dire il vero, il pesce in sè come concetto di essere natante dotato di squame non mi da' grande sollazzo. La mia anima zoolgica, la stessa che mi induce a storie sentimentali con specie di maschi in via d'estinzione, è di natura cinofia. Io quando vedo un rotweiller comincio a fare cose irriferibili, come mettermi a quattro zampe e guaire "bau bau".
Dal canto loro i cani del quartiere non mi sopportano più. Romano, il cane di destra della mia vicina, un Golden Retriever da fisiognomica da Ignazio la Russa, ogni volta mi intravede mi schifa e gira al largo.
Mia madre ha imposto il suo niet al quadrupede da riporto-di-pantofole circa 20 anni fa. Allora ho proposto in ordine, con relative argometazioni:
1) un gatto siamese del Siam (da arredamento naif pendant con il quadro del salone)
2) una moffetta della Cappadocia (modello stola da pelliccia per fare bella figura con le amiche)
3) un coniglio (utilissimo come grattugia-carote)
4) una famiglia di tartarughe nane (l'ideale per giocare a biglie).
Ma lei niente. Gentile concessione fu, nel '93, Giacomo. Giacomo era l'unico canarino muto nella storia dei volatili. Mia madre l'aveva comprato solo per quello. Diceva che almeno non rompeva le balle.
Sei mesi dopo Giacomo si ammalò di raffreddore , ma siccome quando starnutiva lo faceva in silenzio, nessuno se ne accorse. Quando Giacomo stramazzò rigido zampe all'aria nella gabbia, mia madre lo incartò nel domo pack e lo buttò nella spazzatura, ma solo dopo essersi assicurata che nel "Cucchiaio d'argento", libro di ricette impropinabili, non ci fosse anche la voce "canarino alla fricassea".
Una volta elaborato il lutto fu la volta di Armando. Armando è una specie di pesce highlander. Mi fu rifilato una decina di anni fa da un venditore di pesci rossi malati al luna park alla modica cifra di mille lire perché, diceva il tizio dei pesci, era nero e portava sfiga.
Armando è buono, tanto. Dopo i primi anni di vigore e massima espressione delle sue capacità natanti, che si esplicarono nell'esibizione di roteanti capriole e salti furoi dall'acqua, ho capito che Armando aveva un problema esistenziale: era convinto di essere un delfino.Col passare del tempo le sue doti si affievolirono, cominciò a faticare, a risalire la china con lentezza. Armando, che prima sfoggiava un bel nero lucente, piano piano diventava un grigio-smog- piazza Venezia.
Ultimamente sosta per ore nell'angolo della sua vaschetta in una posizione obliqua, da contorzionista del circo Togni, appoggiato a un occhio. Perché Armando ha gli occhi di una falena, garndi come fari. Ogni tanto per ravvivarlo gli scuoto la vaschetta e gli faccio fare l'Acquapiper.
Una volta qualcuno mi ha detto che i pesci hanno una memoria brevissima. Qualche secondo, forse meno, e poi si ricomincia daccapo. Ogni volta un nuovo mondo, che poi è ogni volta lo stesso. Questo vuol dire che per Armando sono sempre una sorpresa.
Come vorrei che anche per noi umani fosse lo stesso.