giovedì, 03 maggio 2007

Io non sono una che ama mettere nel blog foto e video
e anche volendo, non lo so fare, stando io  a un pc quanto califano a un corso di fisica quantistica
Ma questo qui dovete assolutamente vederlo

postato da: MrsOlga alle ore 16:13 | Permalink | commenti (28)
categoria:trentenni, so propio trendi
martedì, 17 aprile 2007

MrsOlga scorazza sul suo Kimko verde pistacchio a 40 all'ora (per il Kimko trattasi di alta velocità) in giro per le strade della capitale. Si è appena fatta fuori un cornetto al cioccolato più tramezzino funghi più spremuta. Per questo è moderatamente serena e soddisfatta della vita. Improvvisamente una raffiica crescente di pensieri negativi le mitragliano la testa:
1)guerra in Afghanistan (rattristamento generico)
2)  guerra in Afghanistan+ guerra in Iraq con retropensiero alla Somalia (faccia di olga con occhio all'ingiù)
3) tutte le guerre del mondo planetarie cosmiche (emoticon tristezza avanzata)
4) il buco dell'ozono, più annnesso senso di colpa per aver usato la lacca prima di uscire che tra l'altro l'ha dotata di una capigliatura alla seilor muun. (entrata in stato di depressione)
5)per assonanza col buco dell'ozono, quelli che si bucano e poi muoiono. (primi sintomi da sindrome della Franzoni)
6)per assonanza con quelli che si bucano, Mastella

Su Mastella, la Olga scoppia in un pianto ininterrotto a fontana con singhiozzo incorporato. Non vede più una cippa. Si ferma al lato della strada, scende e si accascia disperata su una panchina a piazza della Repubblica. Si fermano in ordine:

1)un pensionato ottantenne al 73esimo giro della piazza
2) un vu' cumpra' senza permesso di soggiorno
3) un'americana di 123 chili
e a seguire: una scolaresca di Brescia in gita turistica, il coiffeur di un albergo, il controllore del 93 .

La Olga a quella scena entra nella fase ipocondriaca ed emette dei singulti ininterrotti. Quando il pensionato dice: signorinasusunonfaccacosìchelavitaèbella, Olga propende irrimediabilmente verso il suicidio.
A quel punto con l'occhio acquoso intravede un'imagine, una pubblicità con le montagna e i prati e le mucche
Pensa in ordine:

1) che carine le mucche
2) mogli e buoi dei paesi tuoi
2) entrata nella fase bucolica: odore di margherite, cime innevate, mulini a  vento, faggiolicarotepizzelli
3)riconciliazione con il mondo-pisenlov-iopensopositivo
4) l'amore cosmico e universale delle genti delle razze e dei popoli degli usi e dei costumi e per finire special guest
3)  Mastella  mentre corre sui prati di Ceppaloni con sottofondo musicale casa nella prateria

La Olga scatta in piedi, sfodera sorriso congelato berlusconiano 182 denti, abbraccia le tette dell'americana, compra 32 collanine al vu' cumprà, si fa una pomiciata col nonno,
monta sul Kimko e sfreccia via, cantando A E I O U Ipsilon.

Il giorno dopo a Olga le viene il ciclo



 

 

postato da: MrsOlga alle ore 10:50 | Permalink | commenti (28)
categoria:storie, so propio trendi
giovedì, 09 novembre 2006

Come promesso qui, Mrsolga che è una di parola vi illumierà su un argomento di interesse internazionale:
Come uscire con una donna la prima sera e farsela dare

PRIMA LEZIONE: PRELIMINARI

1. Offritevi di andare a prendere la donna, SEMPRE E COMUNQUE, anche se abita dall'altro capo del raccordo e ci mettete 3 ore e 45 minuti  e  smettetela, vi prego, che siete patetici, di cercare solidarietà nel  casellante chiedendogli cosadevefareunpoverocristoperunatrombata, che un tempo i cavalieri dovevano uccidere draghi e mostri e ciclopi a 18 teste e poi spuntava Giove trasformato in una giumenca ed erano cazzi, eh

2. Se la donna preferisce venire con i propri mezzi, non vi scoraggiate: non significa che non ve la darà, anche se effettivamente a guardarvi bene farebbe meglio a non farlo, ma solo che magari si sente più rassicurata o FORSE a ragione gli sta sulle palle quel cazzo di titti spelacchiato con con arbre magique incorporato al pino silvestre che pende dal vostro specchietto dall'85 e che impregna la macchina di un odore di carcassa di piccione.

 3. Non me ne frega niente che quei mocassini marroni sono stati prodotti da un artigiano svedese cuciti con la mano sinistra e rifiniti con la detsra più salto carpiato triplo e che li avete pagati un occhio della testa: fanno cagare, sono out e soprattutto senza calze è istigazione al suicidio (Corte di Cassazione, 16-5-2003).
Evitate la tuta, le camicie aperte fino all'ombelico con pelo in vista, i calzini arrotolati alla caviglia (omioddio orrore e raccapriccio) ma soprattutto: LA CANOTTA SOTTO LA CAMICIA, che in questo caso scatta la penale del Tribunale dei diritti dell'uomo.
Evitate anche di presentarvi con l'abito dei matrimoni, giustificandolo con l'inflazionatissima  scusa: Sai, sono appena or ora uscito dal lavoro, che

-uno: uno che si veste così al lavoro non si capisce perché non lo licenzino
-due: il punto due non lo so ma c'era

E poi, evitate di esagerare con il profumo, che non ottenete l'effetto Richar Gere, ma quello trans sulla Prenestina

La prossima puntata su questi schermi

 P.S. Dal presente post sono esclusi i casi patologici, tipo: dugongo,  ace e pindaro. E questo perché sono buona, eh..

 

 

postato da: MrsOlga alle ore 16:44 | Permalink | commenti (119)
categoria:so propio trendi, il manuale di olga
lunedì, 05 giugno 2006



La Cosa mi guarda. Ho 30 secondi netti per montarla. Durante le prove nei giorni precedenti il miglior tempo è stato di 1 min e 42". L'unica alternativa è tentare la conciliazione. Provo con il dialogo e le carezze. La Cosa non sembra opporre resistenze. Inserisco le coppe e con una tripla piroetta alla Carla Fracci mi arrotolo i lacci attorno alla vita.  Funziona. Sono insaccata dentro la Cosa, che mi blocca qualsiasi tentativo di circolazione sanguigna. E' presto chiaro che mi sono interdetti alcuni movimenti, come la distensione dell'avambraccio destro, la roteazione del malleolo, l'occhiolino, e l'alzata di ascella. Però cavolo il risultato è sorprendete: le mie POPPE stanno in su da sole.

Guardo l'orologio: è tardi. Così imbracata, arraffo quel centinaio di cose che mi servono: telecamera in una mano, giacca nell'altra, borsetta di pizzo ricavata da alcune vecchie tende dismesse arrotolata intorno al collo, scialle in testa, caricabatterie della telecamera tra i denti. Driiiiiiiin...(cazz..il cellulare)scendiiiiiiiiiii!!!!!!! Provo a farfugliare qualcosa, ma il filo del caricabatteria punta pericolosamente la trachea ed esce fuori solo un gemito rantolante.

Ovviamente l'ascensore è bloccato. Inforco a cavalcioni il poggiamano della rampa di scale  e me la faccio tutta di culo modello Bridget Jones. Atterro sui piedi della portiera che mi ramazza il vestito. Le scarpe sono nuove, a punta, tutte imbrillantinate: uno svaroski mi si conficca tra il medio  e l'anulare. Dico qualcosa in mandarino.

Sotto casa mi aspetta la Lollobrigida de' noartri in grande spolvero: vestito rosso con strascico che parte da viale Mazzini e arriva a ponte Milvio, sembra Una sirena a Manatthan. Ha il volto carbonizzato dalle lampade e delle scarpe fetish alla Cleopatra che le si avvinghiano sul polpaccio.
Vivino a lei c'è Lucianone, una specie di Uomo del Monte Ha un tait grigio impeccabile e una leccata di vacca sui capelli. E' tardi, è tardi, urlano da lontano in stile Bianconiglio di Alice nel paese eccetera. Percorro gli ultimo 30 metri galoppando all'impazzata, perdo in ordine: lo scialle, una trentina di svaroski, un moschettone della Cosa, e mi lancio a pesce con tuffo acrobatico nella jeep con motore acceso di Lucianone, che sgasa e parte scoattando.
I primi due chilometri me li faccio così, la portiera aperta, i polpacci fuori, il cambio tra le gengive...

Continua...

postato da: MrsOlga alle ore 11:41 | Permalink | commenti (40)
categoria:le fashion girlsssssssss, so propio trendi
mercoledì, 31 maggio 2006

Il reggiseno trasformabile e altre amenità

Voglio per immensa magnanimità rendervi partecipi e  mettervi a conoscenza di uno dei ritrovati più sconvolgenti, più innovativi, più futuristicistici del panorama commerciale industriale imprenditoriale e finanziario italiano: il reggiseno trasformabile.
Come oramai tutti sapete la Nutria si sposa. Solo che la sua non sarà una di quelle feste normali,a cui sono abituate le fashion girlsssssssssssss: una di quelle feste, per intenderci, in cui si finisce a cantare tutti insieme amabilmente verso la sposa: "Faccela vedè, faccela tocca'' Naaaaaaaaaaaa. Poichè, ha detto la Nutria, "Mi sposo una sola volta nella vita", ha messo in piedi un matrimonio che manco Briatore.

Ha dettato un papiere di leggi e regole che vanno dal colore dei pistilli dei fiori  in chiesa che deve essere lo stesso di quello di tacchi delle scarpe, alla disposizion dei tavoli che devono risultare un cuore se visti provendendo da sinistra, un geco australiano se osservati dall'alto,  Ignazio La Russa se visti da ua prospettiva di destra. Ma soprattutto, la Nutria ha imposto alle fashion girlsssssssss il comma 3 dell'art. 1242 della Costituzione sul mio matrimonio: vestito rigorosamente in lungo.

Le fashion girls sono piombate nel panico. Il due maggio, a un mese dal matrimonio, avevano già messo a ferro e a fuoco tutti i negozi di abbigliamento della città. Poi, però, c'era il problema degli accessori. E vai, e prova, e presta di qua, e ruba lo scialle alla nonna, e chiedi gli orecchini alla vicina, e riesuma un vecchio paio di scarpe di una prozia, insomma, è stato un mese febbrile e intenso.

La sottoscritta cioè io cioè MrsOlga, vuoi per grave stato di indigenza economica vuoi per  idiosincrasia verso ogni forma di shopping, vuoi per non tradire il dettame: "Fai domani quello che puoi fare oggi", fino a un paio di giorni fa non aveva uno straccio di abituccio lungo.
Non ho mai capito per quale recondito mistero dell'animo umano se io non ha ansie c'è sempre qualcunaltro che ce le ha al posto mio, e quest'ansia che non è originata da me deve trasmigrare da lui a me cosìcché io abbia un'ansia che riguarda me ma è indotta da un corpo diverso dal mio.......Vabbé, insomma le fashion girlsssssss sono entrate in stato di agitazione da menopausa per la questione del mio vestito mancante. Era tutta un telefonarsi, un "oooohhh, ohhhhh, non ha ancora il vestito", un farsi segni della croce, un prestarsi per accompagnarmi.

A quel punto, sfiancata dalla situazione, sono andata a comprarmi sto cacchio di vestito in lungo. Ho puntato un solo negozio, quello che c'era c'era. Dopo una ventina di minuti di prove di abiti da mogolfiera o meringa, ho trovato quello che faceva al caso mio: una specie di sottoveste lunga, semplice, con una scollatura all'americana. Gli astanti, che nel frattempo avevano formato una folla di spettatori e, a seconda dei  gusti, annuivano o facevano segni di vomito, si esibirono in una ola da stadio.

Tornata a casa trionfante con il mio vestito costato quanto un week end a Capri, ho accuratamente riposto la reliquia nell'armadio. Passavano i giorni e dentro di me, però, qualcosa non mi convinceva. C'era una specie di tarlo, qualcosa che non tornava. Poi, d'un tratto, l'illuminazione: porcapaletta in cariola, IL REGGISENO!!
L'abito era scollato davanti e dietro, andava senza salvatette. E senza sarebbe stata l'apocalisse, la fine di tutto. Il vestito non ce l'avrebbe fatta a tenere su l'ambaradan, lo sapevo, e la legge di gravità si sarebbe finalmente ripresa la rivincita sul wonder bra.  Già immaginavo scenari catastrofici, quando mi venne in mente che una volta da qualche parte avevo letto di un reggiseno in grado di stare su da solo, in base a delle leggi archimediche sconosciute.

Mi precipitai in un negozio di lingerie: trafelata, in evidente stato di agitazione, farfugliai alla ragazza del bancone l'annosa questione. Quella mi fissò negli occhi, poi senza dire parola  si guardò intorno come  a voler celare un segreto, e tirò fuori da un cassetto una Cosa che chiamarla reggiseno ci vuole coraggio. Con fare esoterico sibilò: "Segua le istruzioni", e mi rifilò un manuale da 130 pagine.

Alquanto scettica, tornata a casa tirai fuori la Cosa e cominciai a sfogliare il manuale. Il titolo era: "Il reggiseno trasformabile". Cominciai a armeggiare sulla Cosa. La Cosa era un insieme di lacci, laccetti, fili, ganci, carrucole, moschettoni. E tira di qua, e fai passare sotto, e aggancia di là, e fai un nodo su e chiudi giù, dopo 2 ore e un quarto tempo montaggio Ikea avevo assestato la Cosa su di me. Dunque, cercherò di essere chiara nell'esposizione: la Cosa era così costituita: due coppe normali, e fin qui. Da lì dipartivano lateralmente due laccetti che si agganciavano all'ascella e poi scendevano appuntandosi sull'osso sacro. Ogni asperità del corpo era sfrurìttata come aggancio. Questi lacci facevano 3 giri attorno alla vita per poi avvinghiarsi sull'inguine  e finire con un bel nodo altezza polpaccio. Tutto chiaro???
Non importa, anch'io faccio fatica, ma oggi ripasso. Comunque l'effetto è che il reggiseno si tiene su senza che si veda. O meglio, dietro la schiena non si vede niente, ma il reggiseno trasformabile e i suoi lacci emostatici ti trasformano in un insaccato.

Comunque, il reggiseno trasformabile è una Cosa geniale. Diciotto posizioni, tutte diverse. Manco il Kamasutra.

postato da: MrsOlga alle ore 11:09 | Permalink | commenti (37)
categoria:so propio trendi
giovedì, 18 maggio 2006

Lo Slanc

Ieri sono andata in un posto molto cool a fare lo slunch.
Per tutti quelli che sono out e non si aggiornano settimanalmente su Glamour e Cosmopolitan lo slunch è l'ultima moda in fatto di aperitivi. A dire il vero neanche io avevo la più pallida idea di cosa fosse uno
slunch. Non immaginavo neanche che si scrivesse così. Ma d'altronde, la mia propensione per l'inglese è pari a quella di Vanna Marchi per l'italiano.
Fin quando qualcuno mi ha fatto notare che non sapere cos'è uno slanc significa essere schifato pure dall'ultimo dei cool-hunter.
Poiché suonava come una cosa ignobile l' essere schifata da uno dei cul anter, e non avrei mai ma proprio mai voluto che un cul anter se la prendesse a male, che poi metti che ti azzanna non è carino, mi son fatta coraggio e via.

Dicesi slunch l'evoluzione futurista dell'aperitivo: ricordate le vecchie cari arachidi e il mais tostato (sapore rancido, colore indefinito ) che vi rifilavano insieme al  rosso della casa spacciato per Brunello di Montalcino??
Come dimenticare
Poi, fu l'era delle pizzette e dei tramezzini, avanzi da bar con le uova color arancione psichedelico l'insalata afflosciata sul depresso andante e i cetrioli grigio topo di fogna.

Forget.
Lo slunch è avanti: lo slunch è aperitivo-cena-dopocena-colazione. Per questo allo slunch si arriva non prima delle 20.30. Chi viene avvistato prima quando gli va bene lo prendono come quello delle pulizie  e gli fanno ramazzare il locale.

Dopo aver cercato tre quarti d'ora il parcheggio che neanche al concerto dei Rolling Stones, mi presento all'uscita del locale. Un buttafuori ci chiede se siamo in lista, così, tanto perchè fa molto figo, visto che dico di no e quello senza battere ciglio ci fa comunque entrare: dentro, trentenni incravattati e donne vestite che manco alla notte degli Oscar.

-Cosa le porto? Ho della Falanghina del 1995, dell'ottimo Muller Turgau dell' Abbazia di Novacella, oppure preferisce un vino meno fruttato, un barolo Parafada del 1998?
- Mmmmm....un crodino
-Guardi che qualsiasi cosa prende lo paga sempre 8 euro
-Pure se prendo una gazzosa???
-
Non abbiamo la gazzosa. Però le posso consigliare un Valpolicella annata..
-Senta, mi porti un crodino di Malpensa annata 2004 e non ne parliamo più

L'atmosfera è chic, la gente beve i suoi 8 euro dispensando caldi sorrisi. Le donne si scaldano, ammiccano, roteano le unghie laccate come pavoni
Mi sento un po' cool, ma è per via del di dietro che ultimamente è lievitato. Mi alzo, decido che per ammortizzare gli 0,5 gradi del mio crodino, andrò ad assaggiare questo famoso slunch. Mi avvicino allo slunch room: una scena apocalittica mi aspetta. Centinaia di persone con i piatti in mano avvinghiati a vassoi con dentro :
22 tip di insalate
riso alla cantonese con sugo al pomodoro
farro e pajata
pasta fredda ai fajjjjoli

Tempo massimo cronometrato di durata del cibo nel vassoio: 24 secondi e 52 millesimi. A ogni arrivo di nuova portata il massacro. Alla fine rimangono sul campo un paio di feriti. Lesioni più comuni riportate (statistica del S. eugenio): rottura della scapola da gomitata, strappo dei legamenti.
Provo a farmi strada con le tette cercando di aggiudicarmi un pezzo di salame, ma mi assestano una ginocchiata sui denti e desisto. Dall'altra parte della sala c'è pure un forno dal quale vengono sfornate a ritmo battenti pizze di tutti i tipi. Mi accodo, ma lì ancora più rischioso, c'è uno che mi affonda una forchetta su una coscia. Gli speigo che non sono una porchetta, e chiarito il malinteso, mi regala l'ultimo pezzo di crosta. Cerco di esibirmi in un triplo salto carpiato sulla folla (sarà per questo, mi chiedo, che lo chiamano slanc)ma vengo rigettata indietro.
A fatica dopo un'ora e un quarto raggiungo la pole position, sono sudata, stremata, ma soddisfatta. Un tizio terrorizzato mi urla nell'orecchio: "Oh mio dio, guarda là!!!" il tempo di girarmi e s'è spazzolato la margherita. Bastardo bastardissimo.

Sto per rinunciare, nel frattempo mi è venuta pure la gastrite, ma a questo punto è diventata una questione di principio. E' allora che partorisco un'idea geniale: il metodo piatela'nderculo.
Funziona così: mi riposiziono nel lata A, quello delle insalate etc, faccio un po' la vaga, mi defilo, non do' nell'occhio. Poi, d'un tratto urlo: "E' arrivata la pizza salsicce e provola!!"
La folla va in delirio, molla tutto e si precipita in massa sul lato B. Rimaniamo io, il farro e la pajata.

Ma 'fanculo te e il cul anter


.

 

postato da: MrsOlga alle ore 19:41 | Permalink | commenti (38)
categoria:so propio trendi